La prima auto incendiata in via Cavour


 
La giornata del 15 ottobre vedrà mobilitazioni in tutta Europa, nel Mediterraneo e in altre regioni del mondo, contro la distruzione dei diritti, dei beni comuni, del lavoro e della democrazia compiuta, con le politiche anticrisi, a difesa dei profitti e della speculazione finanziaria. Le persone non sono un debito.
COMUNICATO DEL COORDINAMENTO DEGLI INDIGNATI

 

 

Grande argomento di attualità degli ultimi giorni è stata (e continua ad essere) la manifestazione

del 15 Ottobre, non tanto per il messaggio che intendeva lanciare, quanto per i fatti che l’hanno
trasformata in notizia di cronaca. E noi siamo qui, come sempre, per approfondire e capirci meglio.
La manifestazione nasce anzitutto come evento organizzato dal popolo degli indignati di tutto il
mondo, in Italia conosciuti anche come “Draghi Ribelli” (e protagonisti dell’accampamento davanti
al palazzo delle Esposizioni).
Il popolo degli indignati è molto “variegato”, composto, com’è, da studenti, precari, disoccupati,
operai, ma anche famiglie, cittadini normali, No Tav, collettivi studenteschi e centri sociali, senza
dimenticare Popolo Viola, precari della scuola e della Croce Rossa. A cui si sono unite tantissime
organizzazioni ed associazioni, tra cui Arci, SeL, Federazione della Sinistra, FGCI
Tutti uniti in piazza a sventolare bandiere per lo stesso motivo, «Cambiamo l’Italia per cambiare
l’Europa», registrando l’appoggio, tra l’altro, di buona parte del mondo politico, ma soprattutto di
Mario Draghi, il quale ha dichiarato
Se siamo arrabbiati noi per la crisi, figuriamoci loro che sono giovani, che hanno venti o trent’anni
e sono senza prospettive.
Un appoggio surreale, se si considera che molti degli indignati vedono nelle banche – e dunque
anche nella Banca Centrale Europea – e nei mercati la responsabilità della crisi.
SVOLGIMENTO PREVISTO
«Occupiamo Roma». Questo uno degli slogan.
Il corteo sarebbe dovuto partire da Piazza della Repubblica alle 14, attraversare una parte del
centro Storico, per poi giungere alle 20 in Piazza San Giovanni.
Le forze dell’ordine si sono subito movimentate per mantenere la situazione pacifica fino alla fine
del corteo, considerando anche i noti precedenti, il più recente dei quali proprio a Roma lo scorso
14 dicembre 2010, quando una manifestazione degenerò in una vera e propria guerriglia urbana
nelle strade della capitale, specie a ridosso del Senato.
Oltre 2000 gli agenti schierati, con tanto di elicotteri muniti di telecamere. Tutto ben progettato,
secondo il capo della polizia Manganelli secondo cui le forze dell’ordine non sarebbero state
contro i manifestanti, ma piuttosto pronte a difendere il diritto di manifestare.
Come per ogni grande evento, le strade di Roma sono state quindi divise per zone di controllo.
Sono state previste chiusure di strade e deviazioni e limitazioni alla circolazione nelle zone in cui
i manifestanti passeranno. Un piano studiato nei minimi dettagli dall’Agenzia per la Mobilità, in
modo tale da dare il diritto alla manifestazioni ai partecipanti senza dover bloccare la normale vita
SVOLGIMENTO REALE
Il corteo, partito da Piazza della Repubblica, come previsto, intorno alle 14, raggiunge via Cavour
dove un gruppo di manifestanti sale sul tetto di un hotel, ma soprattutto dove una macchina
prende fuoco. Alcuni quotidiani online cominciano ad usare, ed evidentemente non a torto, la
parola-chiave black bloc.
Dopo l’intervento dei vigili del fuoco, un’altra auto prende fuoco e si comprende benissimo che la
manifestazione sta per degenerare.
E così è quando viene assaltato l’Elite market, un alimentari che di elitario ha solo il nome. E’ un
negozio qualunque, ma primo catalizzatore della violenza che da lì a un paio d’ore devasterà tutta
la città.
Nemmeno un centinaio di persone, alcuni molto giovani, 15-16enni, altri tra i 30 e i 50. Vestono di
nero, indossano caschi, protezioni e passamontagna. Si tengono uno stretto all’altro, imbracciano
bastoni. Sono una macchia scura in mezzo a un fiume di colori. Nascondono il volto, ma sono al
centro del corteo. Pochi, anzi pochissimi rispetto al fiume umano che investe le vie della Capitale.
Non vogliono essere ripresi o fotografati. Aggrediscono chiunque ci provi.
I “neri”, cominciano così, distruggendo ogni pallido simbolo di quello che chiamano – con una
terminologia antica – “il capitale”: banche, uffici postali, sedi distaccate dei ministeri. Ma anche
macchine, semplici vetrine, motorini, cassonetti finiscono in fiamme senza un perché. Non
rappresentano nulla. Anzi. Ed è proprio questa rabbia senza senso a far implodere il movimento
stesso. Perché gli altri manifestanti a passare per violenti proprio non ci stanno. E allora accade
quello che raramente si vede in un corteo: scontri interni, tra una “fazione” e l’altra, tra alcuni
manifestanti, detti “pacifici”, ed i violenti.
Il corteo, in via Labicana, è ormai spezzato dall’arrivo delle forze dell’ordine. Si cerca di chiudere al
centro i violenti, come una tenaglia. Ma la resistenza contro la polizia è serratissima, organizzata in
modo militare. Per un’ora, all’incrocio con via Merulana, lo scontro è diretto. E non si sa se temere
di più le pietre dei manifestanti o i lacrimogeni delle forze dell’ordine. Si va avanti e indietro, con
piccole incursioni, la polizia non riesce a dominare quello che si trova di fronte. Eppure, il peggio,
la debacle totale arriva in piazza san Giovanni. Quando la polizia è costretta a scappare sotto il
lancio dei sanpietrini. Quando un ragazzo viene investito da un mezzo delle forze dell’ordine che fa
retromarcia. Quando un blindato dei carabinieri (nella foto) viene assediato e dato alle fiamme. E’
una lotta metro per metro. Gli incappucciati sono ovunque, il gas urticante stringe lo stomaco, le
cariche sono continue.
Intorno alle 16 viene devastata la facciata di un edificio all’incrocio tra via Merulana e via Labicana
che ospita una sede del ministero della Difesa. I teppisti hanno forzato un portone e dentro gli
uffici hanno gettato bombe carta e fumogeni. Poi hanno incendiato due auto parcheggiate in
strada.
Cariche con blindati di Polizia e Guardia di finanza e idranti in piazza San Giovanni, lacrimogeni
in Viale Manzoni, bombe carta e pali sradicati per essere usati come arieti contro le vetrine dei
Si andrà avanti fino alle 19 e poi ancora oltre, per tutta la notte, nelle vie laterali. Manganelli e
pietre, benzina e idranti, rabbia contro rabbia. Un mezzo della polizia e decine di auto incendiate.
Vetrine di decine di negozi distrutte. Il tetto dell’edificio del Ministero della Difesa crollato. Decine
di feriti. Della manifestazione, rimane solo devastazione.
Le polemiche “del giorno dopo”, contro le forze dell’ordine sono un classico di questi eventi e
talvolta vengono supportate da argomenti di dubbia validità.
In questo caso, però, di certo non si può ignorare il comunicato, comparso già qualche giorno
prima della manifestazione su Indymedia, in cui si annunciava e si incitavano i manifestanti alla
violenza.
Compagn@ tutt@: sapete già che il 15 Ottobre prox 2011 a Roma si terrà la manifestazione contro il sistema, e lo
specifico è proprio questo: seppur si siano accodati a cose fatte CGIL e suoi lacchè, l’iniziativa (europea) nasce con
spirito sorprendentemente rivoluzionario. Pare che col crollo di tutto ciò che può crollare di organico al sistema
capitalista anche i sassi inizino a muoversi. L’occasione è unica; a Roma si troveranno centinaia di migliaia di
persone anche se tutti i media di stato censurano e non dicono nulla di ciò. SICURAMENTE le FORZE di POLIZIA ci
ATTACCHERANNO anche non dovesse esserci il minimo intento conflittuale (che comunque ci sarà e DEVE ESSERCI da
parte nostra): dobbiamo tutti, rivoluzionari di ogni tendenza, comunisti, libertari e tutto/i coloro che saranno lì per
rabbia e coscienza del baratro nel quale ci vogliono gettare DEFINITIVAMENTE, COMBATTERE !!!!! Non come a Gneova
nel 2001 ! Non come il 14 Dicembre 2010 ! Non dobbiamo fermarci ! Portare con se’ di “tutto” per PRENDERE e TENERE
la ‘PIAZZA’ ! Se ci accoppano dei compagni non paralizziamoci, non diamo in isterismi ma rispondiamo colpo su colpo !
La forza della disperazione può vincere i mercenari del capitale. 10mila guardie non possono fermare 40mila ribelli !
Non scomodiamo Napoleone che rammenta: “qualunque sia la disparità delle forze in campo in favore di una forza
piuttosto che l’avversa, esiste sempre un fattore X di incognita: la morale e lo spirito dei combattenti, la coscienza di
difendere la ragione.” Diffondete. Dobbiamo creare un governo provvisorio popolare. Sembra impossibile, ma la Storia
è ancora da scrivere. NON UN PASSO INDIETRO ! I compagni di ogni dove si stanno preparando per il 15: i compagni
della ValSusa (onore a loro), gli operai, gli studenti, gli emarginati di sempre… ma non cadiamo nella retorica…
Ciò non può portare, però, ad affermare che nulla sia stato fatto per prevenire la violenza di
sabato, perché se non si può ignorare il comunicato dei violenti, non si può nemmeno ignorare
l’arresto a Castel di Leva di 4 persone, appartenenti all’area anarco-insurrezionalista, nei cui
zaini sono stati trovati caschi da motociclista, maschere antigas, mefisti, parastinchi, mazzette da
muratore, piede di porco, 500 biglie di vetro e una fionda professionale di grosse dimensioni e
bottiglie di vetro.
I casi di degenerazione non sono pochi: i più importanti dei quali sono Genova 2001, Milano
2006 e Roma 2010. Tutti aventi come protagonisti una certa minoranza che è stata in grado di
trasformare una manifestazione pacifica in una guerriglia urbana.
Si direbbe “problema tutto italiano”. Ed effettivamente sono stati pochissimi e di minima entità i
casi di violenza nelle altre città europee.
Città che, però, non sono estranee a fenomeni di violenza, in altri contesti.
I fatti di Sabato hanno portato all’arresto di 12 persone, a cui seguiranno molti altri in questi
giorni, ma soprattutto hanno portato all’apertura di un dibattito politico sull’utilità di rivedere
quegli strumenti giuridici che potrebbero porsi come deterrenti.
Un’inedita “unione di idee” lega il Ministro degli Interni, Maroni, ed il leader IdV, DiPietro,
nell’intento di rivedere la nota legge 152/1975, che prende il nome dall’allora ministro Oronzo
Reale, che secondo molti diede un impulso decisivo, mediante l’inasprimento delle pene, alla
sconfitta del terrorismo politico italiano degli anni ’70.
Non tutti la pensano allo stesso modo, anche all’interno della maggioranza.
Il ministro della Giustizia, Nitto Palma, ha sottolineato il carattere di “legge speciale” della legge
reale, esprimendo dubbi sulla sua utilità ai fini della sconfitta del terrorismo, rispetto ad un
semplice inasprimento ideologico. Palma, piuttosto, ha ipotizzato arresti in flagranza differita
(già previsti per le manifestazioni sportive) o un istituto similare al Daspo, che ha già superato
il vaglio di costituzionalità della Corte, e impedisce a chi è incappato in violenze in occasione di
manifestazioni sportive di partecipare ad altre manifestazioni sportive.
Esprimere giudizi sull’onda emozionale dei fatti di sabato sicuramente è sconsigliabile. Un
intervento legislativo a riguardo, se mai ci sarà, dovrà sempre essere frutto di attente valutazioni
che prescindano dal caso specifico e considerino anche altri parametri.
Esprimere un giudizio sulla vicenda, piuttosto che sulla possibilità di interventi legislativi, è invece
possibile.
Quanto accaduto sabato evidenzia che in Italia si sta vivendo una situazione anomala, tanto da
portare la Francia a ripristinare le frontiere per il prossimo G20 a Cannes, quasi ad evidenziare,
indirettamente, una certa incapacità dell’Italia ad affrontare il fenomeno.
Altra considerazione, poi, può essere svolta, ampliando di molto il discorso, sull’utilità stessa
di molte manifestazioni che, cavalcando l’onda della facile condivisione mediante internet e la
grande emotività degli italiani, riesce a coinvolgere soggetti che, molto spesso, nella quotidianità
non sono così interessati al futuro del proprio Paese.
Il dilagare di scioperi e manifestazioni, inoltre, potrebbe essere considerato anche come il segnale
di un certo imbarbarimento del popolo italiano che preferisce al partecipare attivamente alla
costruzione di un futuro migliore per il nostro Paese, il semplice protestare contro un sistema
che non solo esso stesso a contribuito a creare, ma soprattutto che in realtà non è disposto a
cambiare.
«Cambiamo l’Italia per cambiare l’Europa». Dov’è la chiave per il cambiamento?

La giornata del 15 ottobre vedrà mobilitazioni in tutta Europa, nel Mediterraneo e in altreregioni del mondo, contro la distruzione dei diritti, dei beni comuni, del lavoro e della democraziacompiuta, con le politiche anticrisi, a difesa dei profitti e della speculazione finanziaria. Le personenon sono un debito.
Grande argomento di attualità degli ultimi giorni è stata (e continua ad essere) la manifestazionedel 15 Ottobre, non tanto per il messaggio che intendeva lanciare, quanto per i fatti che l’hannotrasformata in notizia di cronaca. E noi siamo qui, come sempre, per approfondire e capirci meglio.
La manifestazione nasce anzitutto come evento organizzato dal popolo degli indignati di tutto ilmondo, in Italia conosciuti anche come “Draghi Ribelli” (e protagonisti dell’accampamento davantial palazzo delle Esposizioni).
Il popolo degli indignati è molto “variegato”, composto, com’è, da studenti, precari, disoccupati,operai, ma anche famiglie, cittadini normali, No Tav, collettivi studenteschi e centri sociali, senzadimenticare Popolo Viola, precari della scuola e della Croce Rossa. A cui si sono unite tantissimeorganizzazioni ed associazioni, tra cui Arci, SeL, Federazione della Sinistra, FGCI
Tutti uniti in piazza a sventolare bandiere per lo stesso motivo, «Cambiamo l’Italia per cambiarel’Europa», registrando l’appoggio, tra l’altro, di buona parte del mondo politico, ma soprattutto diMario Draghi, il quale ha dichiarato
Se siamo arrabbiati noi per la crisi, figuriamoci loro che sono giovani, che hanno venti o trent’annie sono senza prospettive.
Un appoggio surreale, se si considera che molti degli indignati vedono nelle banche – e dunqueanche nella Banca Centrale Europea – e nei mercati la responsabilità della crisi.
SVOLGIMENTO PREVISTO
«Occupiamo Roma». Questo uno degli slogan.Il corteo sarebbe dovuto partire da Piazza della Repubblica alle 14, attraversare una parte delcentro Storico, per poi giungere alle 20 in Piazza San Giovanni.
Le forze dell’ordine si sono subito movimentate per mantenere la situazione pacifica fino alla finedel corteo, considerando anche i noti precedenti, il più recente dei quali proprio a Roma lo scorso14 dicembre 2010, quando una manifestazione degenerò in una vera e propria guerriglia urbananelle strade della capitale, specie a ridosso del Senato.
Oltre 2000 gli agenti schierati, con tanto di elicotteri muniti di telecamere. Tutto ben progettato,secondo il capo della polizia Manganelli secondo cui le forze dell’ordine non sarebbero statecontro i manifestanti, ma piuttosto pronte a difendere il diritto di manifestare.
Come per ogni grande evento, le strade di Roma sono state quindi divise per zone di controllo.Sono state previste chiusure di strade e deviazioni e limitazioni alla circolazione nelle zone in cuii manifestanti passeranno. Un piano studiato nei minimi dettagli dall’Agenzia per la Mobilità, inmodo tale da dare il diritto alla manifestazioni ai partecipanti senza dover bloccare la normale vita
SVOLGIMENTO REALE
Il corteo, partito da Piazza della Repubblica, come previsto, intorno alle 14, raggiunge via Cavourdove un gruppo di manifestanti sale sul tetto di un hotel, ma soprattutto dove una macchinaprende fuoco. Alcuni quotidiani online cominciano ad usare, ed evidentemente non a torto, laparola-chiave black bloc.
Dopo l’intervento dei vigili del fuoco, un’altra auto prende fuoco e si comprende benissimo che lamanifestazione sta per degenerare.
E così è quando viene assaltato l’Elite market, un alimentari che di elitario ha solo il nome. E’ unnegozio qualunque, ma primo catalizzatore della violenza che da lì a un paio d’ore devasterà tuttala città.
Nemmeno un centinaio di persone, alcuni molto giovani, 15-16enni, altri tra i 30 e i 50. Vestono dinero, indossano caschi, protezioni e passamontagna. Si tengono uno stretto all’altro, imbraccianobastoni. Sono una macchia scura in mezzo a un fiume di colori. Nascondono il volto, ma sono alcentro del corteo. Pochi, anzi pochissimi rispetto al fiume umano che investe le vie della Capitale.Non vogliono essere ripresi o fotografati. Aggrediscono chiunque ci provi.
I “neri”, cominciano così, distruggendo ogni pallido simbolo di quello che chiamano – con unaterminologia antica – “il capitale”: banche, uffici postali, sedi distaccate dei ministeri. Ma anchemacchine, semplici vetrine, motorini, cassonetti finiscono in fiamme senza un perché. Nonrappresentano nulla. Anzi. Ed è proprio questa rabbia senza senso a far implodere il movimentostesso. Perché gli altri manifestanti a passare per violenti proprio non ci stanno. E allora accadequello che raramente si vede in un corteo: scontri interni, tra una “fazione” e l’altra, tra alcunimanifestanti, detti “pacifici”, ed i violenti.
Il corteo, in via Labicana, è ormai spezzato dall’arrivo delle forze dell’ordine. Si cerca di chiudere alcentro i violenti, come una tenaglia. Ma la resistenza contro la polizia è serratissima, organizzata inmodo militare. Per un’ora, all’incrocio con via Merulana, lo scontro è diretto. E non si sa se temeredi più le pietre dei manifestanti o i lacrimogeni delle forze dell’ordine. Si va avanti e indietro, conpiccole incursioni, la polizia non riesce a dominare quello che si trova di fronte. Eppure, il peggio,la debacle totale arriva in piazza san Giovanni. Quando la polizia è costretta a scappare sotto illancio dei sanpietrini. Quando un ragazzo viene investito da un mezzo delle forze dell’ordine che faretromarcia. Quando un blindato dei carabinieri (nella foto) viene assediato e dato alle fiamme. E’una lotta metro per metro. Gli incappucciati sono ovunque, il gas urticante stringe lo stomaco, lecariche sono continue.
Intorno alle 16 viene devastata la facciata di un edificio all’incrocio tra via Merulana e via Labicanache ospita una sede del ministero della Difesa. I teppisti hanno forzato un portone e dentro gliuffici hanno gettato bombe carta e fumogeni. Poi hanno incendiato due auto parcheggiate instrada.
Cariche con blindati di Polizia e Guardia di finanza e idranti in piazza San Giovanni, lacrimogeniin Viale Manzoni, bombe carta e pali sradicati per essere usati come arieti contro le vetrine dei
Si andrà avanti fino alle 19 e poi ancora oltre, per tutta la notte, nelle vie laterali. Manganelli epietre, benzina e idranti, rabbia contro rabbia. Un mezzo della polizia e decine di auto incendiate.Vetrine di decine di negozi distrutte. Il tetto dell’edificio del Ministero della Difesa crollato. Decinedi feriti. Della manifestazione, rimane solo devastazione.
Le polemiche “del giorno dopo”, contro le forze dell’ordine sono un classico di questi eventi etalvolta vengono supportate da argomenti di dubbia validità.In questo caso, però, di certo non si può ignorare il comunicato, comparso già qualche giornoprima della manifestazione su Indymedia, in cui si annunciava e si incitavano i manifestanti allaviolenza.
Compagn@ tutt@: sapete già che il 15 Ottobre prox 2011 a Roma si terrà la manifestazione contro il sistema, e lo
specifico è proprio questo: seppur si siano accodati a cose fatte CGIL e suoi lacchè, l’iniziativa (europea) nasce con
spirito sorprendentemente rivoluzionario. Pare che col crollo di tutto ciò che può crollare di organico al sistema
capitalista anche i sassi inizino a muoversi. L’occasione è unica; a Roma si troveranno centinaia di migliaia di
persone anche se tutti i media di stato censurano e non dicono nulla di ciò. SICURAMENTE le FORZE di POLIZIA ci
ATTACCHERANNO anche non dovesse esserci il minimo intento conflittuale (che comunque ci sarà e DEVE ESSERCI da
parte nostra): dobbiamo tutti, rivoluzionari di ogni tendenza, comunisti, libertari e tutto/i coloro che saranno lì per
rabbia e coscienza del baratro nel quale ci vogliono gettare DEFINITIVAMENTE, COMBATTERE !!!!! Non come a Gneova
nel 2001 ! Non come il 14 Dicembre 2010 ! Non dobbiamo fermarci ! Portare con se’ di “tutto” per PRENDERE e TENERE
la ‘PIAZZA’ ! Se ci accoppano dei compagni non paralizziamoci, non diamo in isterismi ma rispondiamo colpo su colpo !
La forza della disperazione può vincere i mercenari del capitale. 10mila guardie non possono fermare 40mila ribelli !
Non scomodiamo Napoleone che rammenta: “qualunque sia la disparità delle forze in campo in favore di una forza
piuttosto che l’avversa, esiste sempre un fattore X di incognita: la morale e lo spirito dei combattenti, la coscienza di
difendere la ragione.” Diffondete. Dobbiamo creare un governo provvisorio popolare. Sembra impossibile, ma la Storia
è ancora da scrivere. NON UN PASSO INDIETRO ! I compagni di ogni dove si stanno preparando per il 15: i compagni
della ValSusa (onore a loro), gli operai, gli studenti, gli emarginati di sempre… ma non cadiamo nella retorica…
Ciò non può portare, però, ad affermare che nulla sia stato fatto per prevenire la violenza disabato, perché se non si può ignorare il comunicato dei violenti, non si può nemmeno ignorarel’arresto a Castel di Leva di 4 persone, appartenenti all’area anarco-insurrezionalista, nei cuizaini sono stati trovati caschi da motociclista, maschere antigas, mefisti, parastinchi, mazzette damuratore, piede di porco, 500 biglie di vetro e una fionda professionale di grosse dimensioni ebottiglie di vetro.
I casi di degenerazione non sono pochi: i più importanti dei quali sono Genova 2001, Milano2006 e Roma 2010. Tutti aventi come protagonisti una certa minoranza che è stata in grado ditrasformare una manifestazione pacifica in una guerriglia urbana.Si direbbe “problema tutto italiano”. Ed effettivamente sono stati pochissimi e di minima entità icasi di violenza nelle altre città europee.Città che, però, non sono estranee a fenomeni di violenza, in altri contesti.
I fatti di Sabato hanno portato all’arresto di 12 persone, a cui seguiranno molti altri in questigiorni, ma soprattutto hanno portato all’apertura di un dibattito politico sull’utilità di rivedere
quegli strumenti giuridici che potrebbero porsi come deterrenti.Un’inedita “unione di idee” lega il Ministro degli Interni, Maroni, ed il leader IdV, DiPietro,nell’intento di rivedere la nota legge 152/1975, che prende il nome dall’allora ministro OronzoReale, che secondo molti diede un impulso decisivo, mediante l’inasprimento delle pene, allasconfitta del terrorismo politico italiano degli anni ’70.Non tutti la pensano allo stesso modo, anche all’interno della maggioranza.Il ministro della Giustizia, Nitto Palma, ha sottolineato il carattere di “legge speciale” della leggereale, esprimendo dubbi sulla sua utilità ai fini della sconfitta del terrorismo, rispetto ad unsemplice inasprimento ideologico. Palma, piuttosto, ha ipotizzato arresti in flagranza differita(già previsti per le manifestazioni sportive) o un istituto similare al Daspo, che ha già superatoil vaglio di costituzionalità della Corte, e impedisce a chi è incappato in violenze in occasione dimanifestazioni sportive di partecipare ad altre manifestazioni sportive.
Esprimere giudizi sull’onda emozionale dei fatti di sabato sicuramente è sconsigliabile. Unintervento legislativo a riguardo, se mai ci sarà, dovrà sempre essere frutto di attente valutazioniche prescindano dal caso specifico e considerino anche altri parametri.
Esprimere un giudizio sulla vicenda, piuttosto che sulla possibilità di interventi legislativi, è invecepossibile.Quanto accaduto sabato evidenzia che in Italia si sta vivendo una situazione anomala, tanto daportare la Francia a ripristinare le frontiere per il prossimo G20 a Cannes, quasi ad evidenziare,indirettamente, una certa incapacità dell’Italia ad affrontare il fenomeno.Altra considerazione, poi, può essere svolta, ampliando di molto il discorso, sull’utilità stessadi molte manifestazioni che, cavalcando l’onda della facile condivisione mediante internet e lagrande emotività degli italiani, riesce a coinvolgere soggetti che, molto spesso, nella quotidianitànon sono così interessati al futuro del proprio Paese.Il dilagare di scioperi e manifestazioni, inoltre, potrebbe essere considerato anche come il segnaledi un certo imbarbarimento del popolo italiano che preferisce al partecipare attivamente allacostruzione di un futuro migliore per il nostro Paese, il semplice protestare contro un sistemache non solo esso stesso a contribuito a creare, ma soprattutto che in realtà non è disposto acambiare.«Cambiamo l’Italia per cambiare l’Europa». Dov’è la chiave per il cambiamento?

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