Yara è morta

Posted: 26th febbraio 2011 by Giuseppe Bruno in Attualità
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Yara Gambirasio

Yara Gambirasio,

Pur con meno riflettori sulla vicenda, molti hanno continuato a sperare per la piccola Yara, ragazza di Brembate, scomparsa qualche mese fa, ma oggi pomeriggio è giunta la notizia: Yara è morta.

Il suo corpo è stato ritrovato da un passante a poche centinaia di metri dal centro operativo per le ricerche, nelle campagne di Brembate, a pochi chilometri dalla sua abitazione.

Verrebbe da chiedersi: “Possibile che non abbiano cercato anche lì?”. Domanda lecita, ma la risposta è già giunta da chi si è occupato delle ricerche: “Abbiamo cercato più volte in quel posto, ma non abbiamo mai trovato il corpo di Yara”.

Si deduce, quindi, che il corpo di Yara sia stato trasportato lì in un secondo momento, magari approfittando della minore attenzione sul caso.

In ogni caso resta il dolore, anzitutto dei parenti, di un’intera comunità quale quella di Brembate e di tantissime altre persone che nel web, attraverso blog e social network continuano a manifestare la partecipazione al dolore per la tragedia che ha colpito la famiglia Gambirasio, una famiglia qualunque, stravolta dalla malvagità di un qualcuno che, purtroppo, non ha ancora un nome ed un volto.  A questo dolore non posso che unirmi anch’io. Addio Yara!

A poco più di due anni dall’inaugurazione del primo porto turistico del Gargano, è sempre il sindaco di Rodi, Carmine D’Anelli, a dare ottime notizie per il nostro territorio.

Stavolta, però, non si tratta di un porto. Il progetto, infatti, riguarda la sostituzione della ferrovia nel tratto Ischitella-Peschici, con una linea treno-tram: molte più fermate, un tempo d’attesa di soli 20 minuti ed un prolungamento fino alla piana di Kalena (Peschici) sono gli aspetti principali del progetto, ma gli effetti vanno ben oltre.

Da decenni i cittadini di Rodi e di San Menaio hanno sempre criticato le condizioni del lungomare, ma soprattutto la presenza dei binari della Ferrovia che, oltre a restringere la carreggiata, hanno impedito una piena fruizione di una tra le strade più belle del Gargano. Il progetto del treno-tram si pone proprio come soluzione di questo problema. Si prevede, infatti, l’allargamento della carreggiata, ma soprattutto l’ampliamento del marciapiede, con l’installazione di illuminazione ed arredi urbani che trasformeranno il lungomare Rodi-San Menaio in una bellissima promenade, direttamente sul mare.

Ma non è tutto. Altro annoso problema, soprattutto della rodiana riviera di Levante, è sempre stato quello del parcheggio nel periodo estivo. A tal proposito il progetto prevede la realizzazione di 4 parcheggi per una capienza totale di 3000 posti, collocati rispettivamente presso la stazione di Ischitella (poco distante da Lido del Sole e Foce Varano), Mascherizzo (a 5 minuti dal centro abitato di Rodi), a San Menaio e a Kalena (a 5 minuti dal centro abitato di Peschici).

Il progetto, infine, prevede la realizzazione di una pista ciclabile nel tratto tra San Menaio e Peschici.

I primi finanziamenti provengono dal CIPE,.

Si tratta di un progetto davvero innovativo, di cui beneficieranno diversi comuni (Ischitella, Rodi, Vico e Peschici), sintomo che quando c’è la volontà politica,  anche in periodo di crisi, è possibile migliorare (ancora).

No al parco eolico off-shore di Lesina, S. Nicandro e Cagnano Varano

Posted: 28th ottobre 2010 by Giuseppe Bruno in Gargano
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COMITATO PER LA TUTELA DEL MARE
DEL GARGANO
Al Sindaco del Comune di San Nicandro
Al Sindaco del Comune di Cagnano Varano
Al Sindaco del Comune di Lesina
Alla Capitaneria di Porto di Manfredonia
Al Presidente del Parco Nazionale del Gargano

Vieste, 26 Ottobre 2010
NO AL PARCO EOLICO 0FF-SHORE DI LESINA, SAN NICANDRO, CAGNANO VARANO

Il Comitato per la tutela del mare del Gargano, nell’ambito dei propri indirizzi statutari e al fine di mettere in campo strumenti di cittadinanza attiva per preservare l’ambiente marino e costiero, pur essendo sensibile e convinto sostenitore di ogni iniziativa che preveda la realizzazione e produzione di energia elettrica basata su fonti rinnovabili e non inquinanti, ha già espresso la netta contrarietà, in data 2 febbraio 2010, alla realizzazione del parco eolico off-shore valutato in senso positivo dal Comune di Ischitella, al largo di Foce Varano e, in data 2 maggio 2010, alla richiesta del parco eolico nel tratto di mare antistante i comuni di Vico, Rodi, Peschici.
Decisioni nate, giova precisarlo nuovamente, dalla valutazione dell’ incompatibilità della realizzazione di parchi eolici off-shore con l’attività turistica, principale fonte economica per molti paesi del Gargano, per l’attività di pesca e per la conservazione dell’ ambiente naturale e del paesaggio.
Si continua a ritenere necessario il coinvolgimento più ampio degli enti e delle comunità garganiche in scelte che non possono e non devono rimanere circoscritte alla responsabilità dei singoli comuni, essendo decisioni che riguardano la modifica del paesaggio e dell’ambiente di un intero comprensorio ad alta valenza turistica, essendo il paesaggio e l’ambiente naturale beni materiali su cui poggiano le speranze e le possibilità di sviluppo sostenibile dell’intero territorio.
La realizzazione di diversi, distinti e non concordati parchi eolici avrebbe un notevole impatto negativo non solo per l’ambiente naturale e il paesaggio, ma anche per il disturbo alle rotte percorse dall’avifauna migratoria.
Si ripete che risulterebbe compromessa persino la navigazione, sia con finalità di pesca sia con finalità da diporto, per l’interdizione non solo degli specchi d’acqua direttamente interessati, ma anche delle comuni rotte navali.
Il Comitato rileva che i numerosi progetti off-shore già presentati non solo siano dannosi e inconciliabili con l’ambiente, il paesaggio, il turismo, la pesca, le attività umane dello svago e del tempo libero, ma non assicurano alle comunità il ritorno economico e sociale, in termini di servizi e lavoro, che una tale scelta dovrebbe garantire con chiarezza e trasparenza.
Non è irrilevante che dietro a tanti progetti si celino interessi eco-mafiosi. Pertanto, si auspica che, nel campo delle energie alternative, i comuni garganici scelgano e attuino soluzioni che garantiscano una gestione e una realizzazione, favorendo grandi vantaggi economici, sociali e ambientali alle nostre comunità e al nostro territorio.
La richiesta di concessione demaniale marittima della durata di 50 anni presentata dalla Società ECOPOWERNET S.r.l. di Varese, per un’area di kmq 14 nello specchio acqueo dei Comuni di San Nicandro Garganico, Cagnano Varano, Lesina, con progettualità che prevede l’installazione di n 58 aerogeneratori disposti ad una distanza dalla costa compresa tra le 2,5 e 4 miglia nautiche, vede la netta opposizione, per i motivi sopra espressi, del Comitato per la tutela del mare del Gargano, che invita e incoraggia i Comuni di San Nicandro Garganico, di Cagnano Varano, di Lesina a dare senza indugi la propria valutazione in senso negativo.
Il Comitato ringrazia le amministrazioni comunali di Vico del Garganico, Rodi Garganico e Peschici per non aver espresso parere positivo alla richiesta della Società ECOPOWERNET, come richiesto con nota del 2 maggio 2010.
Il Comitato propone alle amministrazioni comunali del Gargano la costituzione di un Consorzio ai fini dello studio, dell’installazione e della gestione in proprio delle fonti di energie alternative con ricadute economiche esclusivamente a vantaggio delle popolazioni locali. Un consorzio che veda al tavolo delle decisioni da condividere le associazioni ambientaliste e il mondo della cultura, affinché lo sviluppo sostenibile legato alle fonti alternative sia gestito con oculatezza e nel rispetto del territorio e dell’ambiente.

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La bufala di Presa Diretta e l’evasione fiscale

Posted: 12th ottobre 2010 by Giuseppe Bruno in Attualità, Economia
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< ![CDATA[Presa diretta.

Dagli argomenti trattati, dai toni con cui vengono trattati, dà l'idea di essere una di quelle trasmissioni che qualcuno definisce "tergicristallo", capaci, cioè, con tutta la loro "scomodità" per i grandi, di aprire gli occhi di noi, ignoranti ed impotenti cittadini, sui veri difetti dello stato e sui meccanismi che si celano dietro di essi, non permettendone la risoluzione.

Argomento trattato in una delle ultime puntate (12.09.2010), è stato "l'evasione". Dopo una carrellata di dati, stime (i famosi 120 miliardi evasi ogni anno), attraverso un confronto, si sottolineava l'inefficienza del nostro sistema di riscossione dei tributi/controllo, rispetto al sistema francese che, soprattutto grazie alla semplificazione e alla informatizzazione delle procedure, era sicuramente vincente.

Proprio questo confronto aveva stimolato me e Marco M, mio collega di giurisprudenza alla LUISS, ad elaborare un progetto da presentare all’Italia Camp di Roma, iniziativa dove i giovani presentano le proprie idee per migliorare la “cosa pubblica”. Ci siamo messi subito al lavoro. Primo passo è stato quello di comprendere meglio il funzionamento del sistema di riscossione italiano, per poi metterlo a confronto con quello francese ed individuare, ovviamente nei limiti delle nostre ridotte conoscenze, i punti critici.

Telefonata ad un conoscente, dipendente dell’ufficio tributi. Perfect.

E qui l’amara scoperta. Ponendo domande senza per nulla alludere al sistema francese, abbiamo scoperto qualcosa di molto semplice: il confronto di presa diretta era una banalissima BUFALA. Già, perchè, a quanto pare, il nostro sistema è del tutto identico a quello francese (procedure informatizzate, ecc…) con sole due differenze: una maggiore percentuale di popolazione che si rivolge ad un commercialista per le dichiarazioni dei redditi ed una maggiore evasione (120 miliardi sui 12 francesi).

Nel tentativo, dunque, di dare trovare una causa per questo fenomeno, Presa Diretta, peccando di superficialità, ha clamorosamente fallito- Piuttosto ha aumentato la nostra curiosità: cos’è che rende così facile evadere in Italia, piuttosto che in Francia?

A questa domanda non so rispondere, ma spero presto di poter, magari con l’ausilio di approfondimenti di trasmissioni più attente o dei brillanti docenti della mia università, essere in grado di farlo.

Ne riparleremo, dunque, sempre su questo blog! A presto! ;-)

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Parlando di giovani e politica

Posted: 17th giugno 2010 by Giuseppe Bruno in Attualità, Politica
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Da parecchio tempo oramai l’immagine dei giovani è quella del disagio: incertezza per il futuro, precarietà psicologica, ricerca di spazi espressivi autonomi, (molte volte fuori dai luoghi di partecipazione), spinta alla trasgressione e all’evasione, desiderio di autorealizzazione e di meritocrazia.

Il tutto rientra nella cosiddetta cultura dell’estraneità, per cui si può stare dentro il sistema ma allo stesso tempo vivere con la testa altrove, con giganteschi vuoti di memoria, dove l’energia vitale trova sfogo migliore solo negli spazi e nelle pratiche alternative.

Nel voler ritrovare qualche causa di questo fenomeno, sicuramente non si può di certo ignorare come siano effettivamente venuti meno nel tempo le figure e i luoghi di mediazione tra bisogni individuali e richieste della collettività: c’è grande incertezza nelle famiglie, nelle scuole, nella vita associativa, ma anche e soprattutto su quali valori e mete proporre ai giovani, e sovente si interpreta l’azione educativa come semplice accompagnamento , senza far maturare proposte.

Nelle istituzioni, in modo particolare, non si riesce ad affezionare i giovani alla vita sociale e la partecipazione attiva non è più un valore da costruire giorno dopo giorno.

D’altro canto non è facile “educare” in una società complessa, caratterizzata da modelli culturali contraddittori, dove spesso, lo stesso pluralismo culturale indica la difficoltà di trovare un minimo comune denominatore a livello educativo.

Per questo motivo capita spesso che gli stessi giovani, altre volte, tendano a mettere tutte le proposte sullo stesso piano, vivendo le appartenenze in maniera passiva, piuttosto che nella piena identificazione.

In passato la situazione era molto diversa.

Dalla sfera politica si attendeva la soluzione e la risposta a tutti i problemi sociali, aspettativa troppo spesso disattesa.

La politica, e in particolare i suoi uomini, infatti, è risultata impari alle aspettative e da qui la delusione sopravvenuta per chi nella politica aveva riposto ogni speranza.

Si è aggravato il distacco tra lo Stato e i bisogni dei cittadini, determinando soprattutto tra i giovani, la diffusa idea che l’impegno politico sia una cosa sporca e che sia meglio per le persone oneste non occuparsene, almeno nelle forme di coinvolgimento diretto.

Inoltre le degenerazioni partitiche, la caduta delle ideologie e la crisi di progettualità in campo educativo hanno ulteriormente contribuito a tenere lontani i giovani dalla scena dell’impegno socio-politico, un ambiente che appare loro più come un circolo di disonesti che come una “cabina di regia” per progetti atti a “costruire” qualcosa di positivo.

La politica giovanile è, dunque, davvero inesistente, i giovani che hanno degli ideali politici oggigiorno sono pochi e non vengono spronati affatto. Viene vissuta come qualcosa di lontano, inarrivabile e che non gli appartiene, probabilmente perchè i politici non fanno nulla per incentivare la partecipazione e ascoltare proposte, senza rendersi conto che se c’è una cosa che accomuna tutti i giovani, qualsiasi sia il ceto sociale dal quale provengano, è la sensibilità con la quale avvertono tutti i difetti della nostra società (ad esempio si continua a vivere in famiglia molto più a lungo, perché non si ha la certezza di un lavoro stabile e, di conseguenza, si vede in un futuro sempre più lontano l’inserimento nel vero mondo del lavoro, quello fatto di diritti e doveri).

Queste incertezze sul proprio futuro, l’impossibilità di considerarlo davvero come il tempo in cui si realizzerà il loro desiderio di indipendenza, li portano a essere rinunciatari rispetto all’impegno necessario, per realizzare la crescita di una società che sembra non attenderli. Proprio questa è una delle ragioni per la quale i giovani d’oggi non cercano più nei partiti risposte ideologiche e non guardano più come i loro padri ai leader della politica o come bandiere dietro la quale militare ma chiedono una visione nella quale credere, un modello nel quale identificarsi e si aspettano risposte concrete insieme a proposte che parlino di certezze.

Le promesse non mantenute, gli scandali, l’opportunismo, i giochi di potere, queste sono le ragioni per la quale regna lo scetticismo tra le nuove generazioni che sono diventate il soggetto escluso da una politica e una cultura nate e cresciute in un mondo parallelo all’universo giovanile.

“Purtroppo, il dramma dell’assuefazione all’esilio minaccia anche noi cristiani. Ci stiamo adattando alla mediocrità. Accettiamo senza reagire gli orizzonti dei bassi profili. Viviamo in simbiosi con la rassegnazione. Ci vengono meno le grandi passioni. Lo scetticismo prevale sulla speranza, l’apatia sullo stupore, l’immobilismo sull’estasi. La nostra religiosità incolore si stempera in gesti stereotipi, in atteggiamenti etici senza entusiasmo, in pratiche rituali che hanno il sapore delle minestre scaldate nelle pentole d’Egitto.. Più che essere schiavi dell’abitudine, abbiamo contratto l’abitudine della schiavitù” (T. Bello, Il Vangelo del coraggio. Riflessioni sull’impegno cristiano nel servizio sociale e politico).

Da ciò dobbiamo capire che bisogna ridare fiducia ad una generazione che fa fatica ad affacciarsi in questa società. Bisogna eliminare questo pessimismo ascoltando le loro ragioni e dare loro il modo di esprimersi,  ridando loro quelle certezze che danno la forza di continuare a credere nella politica.

C’è bisogno di una svolta, solo così si potrà contare sull’appoggio dei giovani e solo così si potrà dare alle nuove generazioni la speranza di un futuro migliore, perché i giovani hanno bisogno della politica ma anche la politica ha bisogno di tutti i giovani. Si rende necessario, dunque, trovare delle nuove convergenze tra ideali, esigenze concrete e stili di vita, tra il credere e l’operare: forse non si tratta di fare delle azioni, ma di fare delle scelte che investano campi nuovi, realizzare progetti con itinerari educativi, “portare la veste battesimale nei cantieri e la tuta da lavoro in chiesa.”.

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< ![CDATA[Ecomostro a rodi garganicoGrande soddisfazione del WWF Foggia per l’ordinanza con la quale il Comune di Rodi Garganico ordina alla Società Roccamare la demolizione dell’omonimo fabbricato in cemento armato allo stato grezzo costruito in base alla Concessione Edilizia n. 79 del 21.11.1997. Quella contro questo pericoloso scempio edilizio è una battaglia che il WWF conduce da tempo insieme ai cittadini confinanti.Si tratta di un edificio edificato a grezzo in area ad alto valore paesaggistico e panoramico, a meno di 50 metri di distanza dal mare, già sottoposto dal 2002 a sequestro giudiziario preventivo. Oltre ad essere un ulteriore grave schiaffo all’ambiente e al paesaggio, la costruzione rappresenta un pericolo per la pubblica incolumità. Sorge, infatti, in zona, sottoposta a vincolo idrogeologico e paesaggistico e di salvaguardia costa totalmente inedificabile, perimetrata, nel Programma di Fabbricazione di Rodi, come ‘Zona Franosa I’. Per queste e altre illegittimità, nel novembre 2006, la Provincia di Foggia, accogliendo l’istanza presentata da WWF Foggia e Legambiente Puglia, ha annullato la concessione edilizia relativa rilasciata dal comune di Rodi. Di conseguenza, sulla base delle disposizioni del DPR 380/2001, si deve procedere anche alla demolizione della costruzione. Inoltre, sempre in relazione alla Roccamare, il 23 ottobre 2008 il Tribunale di Lucera ha emesso una sentenza di condanna nei confronti dei responsabili della realizzazione e la confisca del manufatto ai fini della demolizione.“Per la lotta all’abusivismo nel Gargano, si tratta di una bella notizia. – ha dichiarato Carlo Fierro, presidente del WWF Foggia – L’ordine di demolizione emesso dal Comune di Rodi è un provvedimento che abbiamo più volte sollecitato. Siamo convinti, infatti, che l’unico strumento che si dimostra efficace contro il cemento selvaggio è proprio quello degli abbattimenti.”La demolizione della Roccamare, evidenzia il WWF, costituirebbe nel Gargano un’importante novità. Sarebbe un severo avvertimento contro il “fai da te urbanistico”, dettato esclusivamente da interessi privati, che, utilizzando false rappresentazioni grafiche, ruotando allineamenti e spostando limiti, ottiene la concessione edilizia semplicemente spostando dove non danno fastidio la rappresentazione sui documenti progettuali di zone franose o con altri vincoli. Il WWF rileva altresì che, qualora la Società Roccamare non proceda alla demolizione e al ripristino dei luoghi, la costruzione e la relativa area sono, in termine di legge, acquisite di diritto e gratuitamente al patrimonio del comune di Rodi.

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Nel giro di 5 anni abbiamo assistito a numerosi scioperi, contestazioni, mobilitazioni contro ogni possibile cambiamento. Una tendenza direi quasi “conservatrice” (o forse è meglio dire “eternamente polemica”) degli studenti che è diventata più acuta nei confronti di quella che voleva essere una “rielaborazione della scuola (quella in stile Gentile) in chiave moderna: la riforma Gelmini.
Tra docenti, politici, studenti ed ignoranti in materia sono spuntate le più disparate opinioni sugli “interventi necessari al necessario cambiamento” dell’istituzione scolastica.
In questa massa informe di giudizi, raramente qualcuno è riuscito a fondare il proprio discorso sulla definizione di scuola. D’altro canto anche i dizionari sembrano averlo dimenticato:”Istituzione organizzata per l’istruzione collettiva” è una definizione così sommaria da nascondere perfettamente i grandi cambiamenti che, a ragione o a torto, ha subito.
I più longevi notano, forse con nostalgia, le profonde differenza tra la scuola d’impronta fascista e la scuola moderna.
Bitelli in “Ora Solenne”, mette in luce come la scuola degli anni’30 fosse particolarmente “adepta” alla formazione non solo culturale, ma anche morale degli studenti.
Per quanto questo possa sembrare estremamente positivo, è noto a tutti come l’integrità morale e l’interesse alla formazione ideologica fossero solo elementi di facciata del Littorio che, al contrario, si serviva proprio della volubilità delle giovani menti per costruire il “futuro fascismo”.
La situazione è mutata, ma non migliorata, con il boom economico che, come noto, aveva accresciuto le differenze tra classi sociali: la scuola era totalmente incapace a rispondere alle esigenze degli studenti, specie quelli appartenenti alle “nuove” classi.
Don Milani, infatti, in “Lettera ad una professoressa”, sottolinea come la scuola di quegli anni fosse ancora troppo radicata nella sua “costituzione tradizionale” palesemente inadatta al supporto degli studenti socialmente più deboli.
Non tutti, sottolinea Milani, hanno la fortuna di nascere in famiglie “privilegiate”, dunque attente alla formazione culturale della propria prole.
Figli di contadini e operai si ritrovano spesso a seguire un percorso didattico troppo spesso interrotto da periodi di vacanza che, secondo Milani, implicavano un notevole impoverimento culturale.
La scuola nell’”era della UE”, per quanto profondamente modificata nell’assetto didattico, oggi imperniato sui problemi (ed i vantaggi) dell’interculturalità, non è cambiata molto.
Lo rileva anche Marci in “Interculturalismo ed educazione linguistica” che, citando opportunamente Jean Monnet, dice: “Se dovessi ricominciare, ricomincerei dalla cultura”.
Come dargli torto?
La cultura, la storia insegna, è la matita di quell’incomprensibile disegno che è il nostro destino. Essa è, dunque, l’elemento imprescindibile per lo sviluppo delle potenzialità indivisuali, la sua assenza ci porterebbe dritti nel caos.
Risulta, quindi, necessario pensare al problema “scuola” alla luce di questo elemento: l’efficienza della scuola può essere raggiunta solo con una riforma dei costumi, dei valori nella piena libertà di pensiero. Come afferma Jean Jascques Rousseau, “il bambino sviluppa ciò che la società gli insegna”, il bambino non è una spugna che assorbe ciò che gli viene insegnato, ma rielabora sempre attivamente (e lo dice la grande R.L. Montalcini!).
Che i ministri, attuali e futuri, comprendano una volta per tutte che gli studenti non sono recipienti di informazioni, ma soggetti fondamentali della società avvenire.

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< ![CDATA[tutela garganoTra il mare e i garganici c’è sempre stato un legame molto forte. Un legame che, spesso superando la semplice funzionalità economica per la pesca e l’esportazione di agrumi, si è arricchito di un profondo contenuto culturale e, in certi casi, religioso. D’altro canto nessuno ignora quanto la natura sia stata generosa: tutti conoscono le bellezze della nostra costa, forse un po’ meno quelle dei fondali.

Un interesse, quello dei garganici, che nel corso degli ultimi decenni è diminuito per far posto all’interesse dei turisti ma anche a quello di chi vedeva, e forse vede tutt’oggi, nel nostro mare una anonima e perfetta fonte di guadagno. Fa rabbrividire il pensiero che sui nostri mari possano esserci migliaia di fusti e container con rifiuti altamente tossici, il tutto accompagnato da qualche ordigno bellico qua e là. Sorprende la possibilità che il nostro mare possa essere concepito come un futuro “subappenninico” parco eolico; così come ha destato (e desta tutt’oggi) scalpore la morte dei capodogli a Foce Varano, così come fa “saltare dalla sedia” l’idea di una “trivellazione” dei fondali tremitesi per estrarne petrolio. Per questi ed altri motivi, un gruppo di garganici, semplicemente GARGANICI, il 10 dicembre si è incontrato a Vieste sentendo il bisogno di porre l’attenzione, sensibilizzando enti e cittadini, sulla “salvaguardia dell’ecosistema marino, senza dimenticare la tutela della salute delle popolazioni garganiche e di tutti coloro che visitano il territorio per finalità turistiche, lavorative e scientifiche”.

Nasce con queste finalità il comitato “per la tutela del mare del Gargano”, di cui il presidente è il noto ambientalista Michele Eugenio Di Carlo, da anni impegnato nella tutela del territorio. Tra i soci fondatori, provenienti da tutto il Gargano, anche diversi sannicandresi: la giornalista Anna Lucia Sticozzi , l’attivissimo Domenico Maria Mascolo, nonché gli speleologi “by Argod” Matteo Vocale e Giovanni Barrella. Un comitato, dunque, molto attivo che sicuramente non si limiterà ad esistere solo sulla carta o in inutili circoli di “cultural – polemici” di tutto ciò che accade, ma che si porrà come un soggetto costruttivamente critico assolutamente da imitare. E lo dimostra già l’elevato numero di adesioni. Un esempio, quindi, di civiltà, impegno, ma soprattutto di “buona garganicità”, una garganicità che sicuramente un po’ tutti dovremmo sforzarci di ritrovare.

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Sdoppiamenti della personalità a Palazzo Dogana

Posted: 24th ottobre 2009 by Giuseppe Bruno in Politica
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palazzo DoganaE’ strabiliante vedere come i nostri rappresentanti provinciali sappiano cambiare da un momento all’altro opinione (e speriamo solo quello). Grandi parole, quelle del presidente Pepe, pronunciate sugli eventi criminosi degli ultimi tempi a Vieste: vicinanza, volontà di riaffermare con forza cultura e legalità. Il tutto condito dalle promesse dell’Assessore al Turismo, Nicola Vascello, di “promuovere tutte le iniziative per combattere questa battaglia principalmente culturale”, di sostenere la società civile garganica e stroncare sul nascere questi fenomeni. Giusto. Ma non era proprio l’assessore Vascello ad accusare, il 12 Giugno a Vico, noi giovani garganici di “eccessivo pessimismo” quando abbiamo trattato tematiche simili? Non era Vascello a dire che era fuori-luogo parlare di criminalità riguardo al Gargano? Cosa è successo, dunque, al nostro assessore? Sarà una fase lunare particolare, semmai, senza “salami davanti agli occhi”? Che duri tanto allora! Tutti, però, sappiamo che non è così. Evidentemente per l’assessore la criminalità assume importanza quando colpisce le località note e non quando colpisce i paesi meno turistici come San Nicandro. Oppure sarà perché Marzo si avvicina e tutti giocano a fare i più buoni. Ciò che a palazzo Dogana, ma anche in altri palazzi, non capiscono è che noi garganici siamo stanchi: stanchi di credere nell’impegno per la viabilità del Gargano (la SSV è finita?), per la tutela del patrimonio (Kalena, Santa Barbara e le torri costiere le dicono qualcosa?) e in tante promesse inutili che riempiono le pagine dei giornali ma che alla fine sono solo quel fumo, quella nebbia che, ad ogni elezione, portano molti a non vedere chi effettivamente voteranno. Un invito: meno parole e promesse, più coerenza e fatti.

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Conferenza stampa marina di RodiE’ risaputo, la storia ce lo insegna, che un porto non è sempice parcheggio di barche, ma è comunicazione e, per un territorio dove la mentalità tende ad essere chiusa, rappresenta una forte potenzialità. (Ernesto Tardivo, Gazzetta del Mezzogiorno).Con queste parole si apre la Conferenza Stampa che vede la presentazione del nuovo porto turistico di Rodi Garganico alla stampa locale e non.Segue, subito dopo, l’intervento del sindaco, Carmine d’Anelli, che, visibilmente commosso, ha anzitutto ringraziato Osvaldo Mazzola (amm. unico della P.Cidonio spa) per aver creduto nel “sogno rodiano”, ricordando come il porto sia nato per “sensazioni”, come oggi (forse anche per la protezione della patrona) sia diventato realtà passando per innumerevoli progetti fino a giungere a quello della Modimar (opere in mare) e della 3C+T (opere a terra), ma soprattutto sottolineando la novità del project financing (finanza di progetto) nell’ambito provinciale e, forse, regionale.Il porto, prosegue il sindaco, è nato con un “ho un’idea” (che ha portato molti dei presenti a ricordare il “I have a dream” di M. Luther King), un’idea concretizzabile senza evitare “rischi di faccia”.Molte sono state le polemiche (Facebook,…), ma proprio poco prima della conferenza è arrivata la seconda VIA (anch’essa favorevole al porto) che in un certo senso ha chiuso la complessa battaglia combattuta, purtroppo, anche con quella parte di giornalisti “non documentati” che spesso aveva come unico fine quello di distruggere ciò che non era il successo dell’amministrazione di un determinato partito politico, ma il successo dei rodiani.Ci sono ambientalisti, generalmente ostili al “cemento”, che hanno espresso (vedi la sign. Fontana di Italia Nostra), il loro apprezzamento per l’operato dell’amministrazione anche per interventi fuori dal porto turistico (vedi la riqualificazione del centro storico…).Inoltre, sottolinea subito dopo il vicesindaco, l’idea di realizzare un’infrastruttura senza toccare il bilancio comunale è stata ottima: i 3,4 milioni di € connessi alla concessione della degradata area del “Campo Boario” con obbligo di riqualificazione, verranno ammortizzati con la percentuale (1%, minimo 100 mila €) sugli utili del porto che la Cidonio verserà annualmente.I tempi sono da record: quei giovani festanti che hanno visto la posa della prima pietra non hanno ancora terminato il loro ciclo di studi!Il porto, prosegue l’assessore provinciale Vascello, segna finalmente un grande cambiamento dalla scelta immotivata, fatta in passato, di un Gargano dalle migliaia di posti letto a quella di un Gargano di qualità senza escludere il turismo a 5 stelle.Momento toccante al temine del suo intervento quando ha ricordato ai presenti come una persoa da poco scomparsa (il padre del sindaco), sarebbe stata fiera di suo figlio.La conferenza continua con l’intervento di Menuccia Fontana (Italia Nostra) che ha definito il Marina di Rodi, il porto delle emozioni, un’infrastruttura finalmente non fine a se stessa, ma utile a “creare”.Ha inoltre colto l’occasione per chiedere rassicurazioni sugli eventuali problemi di sedimentazione.La replica dell’ing. Leopoldo Franco, ha segnato l’inizio della parte tecnica della Conferenza.Mostrando gli opportuni diagrammi, ha prontamente spiegato come le ovvie alterazioni delle correnti marine possano modificare di poco (a breve/lungo termine) il litorale.Sulle polemiche nate intorno al dragaggio il direttore dei lavori ha, infatti, spiegato come siano stati fatti gli opportuni campionamenti dall’ARPA (DDL 24/01/06), seguiti dall’autorizzazione provinciale (17/11/08).Ritornando al porto, l’ing. Franco, con diverse slide, ha mostrato le varie fasi di progettazione tra cui il calcolo basato sulla boa ondimetrica istallata appena nel 2006 a largo delle Tremiti.L’architetto Capolei (3C+T) ha poi mostrato (attraverso le slide con i primi schizzi) come sia nata la parte “a terra” che, imitando l’architettura della cittadina, vuole costituire una piacevole continuazione della città in mare, quasi a formare un nuovo quartiere come è avvenuto dopo il restyling del porto di Barcellona.La parola è poi tornata al sindaco che ha replicato alle voci di un ipotetico tasso d’imbarco che, invece, ammonta a meno del 5% (1€) sul biglietto di A/R.La conferenza si è chiusa con delle news davvero interessanti come l’imminente incontro con il console ed in seguito l’ambasciatore croato per decidere sul futuro trasporto pubblico tra Rodi e le dirimpettaie coste dalmate.Si delinea, dunque, un quadro davvero molto interessante non solo per la nostra cittadina, ma per l’intero Gargano per cui, il Marina di Rodi, costituisce un forte “incipit” per un cambio di rotta che lo porti finalmente ad occupare il posto che merita nell’offerta turistica italiana ed europea.

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